Bilancio del 2010: Meno Soldi e Meno Volontari
In che misura la crisi economica ha colpito il volontariato?
Le donazioni sono calate? Il fundraising è stato più difficile? Negli ultimi
mesi sono state pubblicate indagini e ricerche che sembrano
in contraddizione tra loro e tra le quali è difficile orientarsi, anche perché
le impostazioni e i target sono diversi.
Prima dell’estate è stata presentata la ricerca condotta da Astra per la
Lega del Filo d’oro. Astra ha analizzato un campione rappresentativo
degli italiani fra i 15 e i 65 anni e ne ha tratto dati nettamente negativi:
negli ultimi tre anni il numero dei volontari è calato del 10% (ma se si
prendono in considerazione gli ultimi otto anni il calo è del 19%) e i
donatori sono 2,4 milioni in meno. Bisogna aggiungere, però, che 1 milione
e 100mila cittadini, sempre secondo Astra, ha invece puntato su
un lascito testamentario ad enti senza scopi di lucro.
Insomma, si è rarefatta sia la voglia di impegnarsi in prima persona, sia
la voglia, o meglio la possibilità, di donare. Secondo Astra, infatti, il
calo è dovuto soprattutto alla diminuzione del reddito familiare, motivazione
addotta da due terzi degli intervistati, mentre gli altri hanno
spiegato che era preferibile destinare il 5 per mille nella dichiarazione
dei redditi.
C’è anche un 43% di intervistati che ha addotto come causa del proprio
non-dono la sfiducia causata da troppi scandali. Dato questo, che
contraddice quanto emerso dall’indagine del Barometro della solidarietà,
secondo cui la fiducia nelle Ong (Organizzazioni non governative)
è addirittura cresciuta, superando quella nel Governo, nell’Unione
Europea e anche nelle organizzazioni internazionali (Onu).
È completamente diversa l’impostazione dell’ultima indagine dell’Istituto
per le donazioni, che semestralmente rileva, su un campione
di 100 organizzazioni non profit, l’andamento delle raccolte e le previsioni
per l’immediato futuro. Secondo l’Iid, dunque, la raccolta fondi
del 2009 è andata peggio rispetto a quella del 2008 per il 36% ( quella
del 2008 rispetto all’anno precedente) delle organizzazioni, anche se il
42% l’ha incrementata e il 22% non ha rilevato cambiamenti sostanziali.
La crisi quindi si sarebbe fatta sentire per oltre un terzo delle organizzazioni,
e sarebbe dovuta soprattutto al calo delle offerte da parte
dei donatori privati.
Se si va guardare nei diversi settori del non profit, si vede che tra le
Onp (organizzazioni non profit) attive nel settore della salute sono aumentate
del 23% quelle che sono andate sensibilmente peggio (passando
dal 13% del 2008 al 36% del 2009): è quindi un settore che ha
incontrato molta difficoltà.Ma non sono andate molto meglio neanche
quelle impegnate nel settore internazionale, visto che sono aumentate
del 20% (cioè dal 18 al 38%) quelle hanno visto diminuire le entrate.
Sono più stabili, invece, quelle che lavorano nell’emarginazione sociale,
forse perché è quello che, da una parte, incontra normalmente maggiori
difficoltà nelle raccolte, dall’altra ha un mondo di riferimento più
stabilizzato e meno legato alle emergenze o alle ondate emotive che,
negli altri settori, attirano l’attenzione su una causa piuttosto che su
un’altra.
Torniamo, infine, al Barometro 2010 della solidarietà internazionale,
che offre cifre molto più confortanti. Il Barometro è un’indagine promossa
dalla Focsiv e condotta dalla Doxa, arrivata ormai alla quarta
edizione. Emerge che gli italiani hanno mantenuto negli ultimi anni
una attenzione costante verso le tematiche degli aiuti allo sviluppo ed
una propensione ad esprimere in modo concreto la propria solidarietà
verso le emergenze umanitarie e le situazioni di povertà dei Paesi in via
di sviluppo.
Nell’ultimo anno, infatti, il 44% della popolazione adulta ha effettuato
una donazione, versando somme o donato oggetti a favore di
una causa di solidarietà, e un terzo di costoro lo fa in modo regolare.
Al campione intervistato è stato chiesto anche quali siano le urgenze
mondiali attuali, e sono state indicate come prioritarie la disoccupazione
(57%) e la fame nel mondo (40%). Secondo gli italiani uno dei
più importanti punti da inserire nell’agenda della politica internazionale
del nostro paese è il primo degli Obiettivi inseriti nella “Dichiarazione
del Millennio” del 2000: dimezzare entro il 2015 la fame e la povertà
estrema; di conseguenza ritengono che gli aiuti devono essere aumentati,
anche attraverso una riduzione delle spese militari.
In accordo con i dati di Astra, però, il Barometro conferma che è diminuita
la disponibilità a coinvolgersi personalmente nelle attività di
solidarietà, soprattutto attraverso un impegno continuativo. E questo
nonostante la fiducia che, come già accennato, i cittadini nutrono nei
confronti del non profit. Pur convinti, infatti, che le istituzioni debbano
assumersi le proprie responsabilità, e che le grandi organizzazioni
internazionali debbano mettere in campo le proprie competenze,
gli Italiani ritengono che siano le associazioni di aiuto umanitario
quelle che hanno le maggiori capacità e migliore affidabilità. Nella precedente
rilevazione, il livello di fiducia era più basso: dal 67% si è passati
al 73%.
Come orientarsi, dunque, in questa girandola di cifre? Nessuna delle
ricerche citate analizza gli importi delle donazioni, né spiega perché
alcune organizzazioni, nonostante tutto, sono riuscite a migliorare le
proprie performance. Si può però dire che nella maggior parte dei casi
non è diminuito il numero dei donatori, quanto piuttosto l’entità delle
singole donazioni. Lo fa pensare il dato di Eurobarometro, secondo il
quale è cresciuto il numero di donazioni fatte attraverso sms: sono
passati dal 46% al 59% gli italiani che usano questo strumento.
Uno strumento sicuramente efficace, ma che ha due caratteristiche: è
semplice e impersonale, permette cioè di donare cifre minime (da uno
a quattro euro) e non coinvolge nelle “cause” per cui si dona né stabilisce
un rapporto tra donatore ed ente sovvenzionato. È infatti facile,
dal divano di casa, mandare un messaggio col cellulare seguendo uno
scatto emotivo dopo aver visto uno spot o aver ascoltato l’invito di
un testimonial, ma è altrettanto facile dimenticare il tutto due secondi
dopo, disinteressandosi poi del problema. L’ottimismo di Eurobarometro,
inoltre, nasce anche dal fatto che sono state conteggiate non
solo le offerte in denaro, ma anche quelle in beni.
Ma nell’indagine di Eurobarometro c’è anche un altro dato interessante:
il grosso calo del numero di donatori è avvenuto non in corrispondenza
della crisi economica, ma tra il 1999 e il 2001, cioè nel
periodo del passaggio dalla lira all’euro, che è stato anche un periodo
in cui il potere di acquisto delle famiglie ha cominciato a calare.
Si potrebbe anche aggiungere che la prima campagna per la raccolta via
cellulare è avvenuta nel 2002, e che probabilmente è proprio questo
uno dei fattori che permesso di contenere, negli anni successivi, il calo
dei donatori. Cosa che non ha impedito, evidentemente, che calasse
l’ammontare complessivo delle donazioni.
Insomma, sicuramente la crisi economica non ha migliorato la situazione,
ma non spiega sufficientemente i dati. Per esempio, non è sufficiente
a spiegare il calo dei volontari e in generale della
partecipazione, o il fatto che il numero dei donatori fosse crollato già
prima della crisi. ■